Il Vecchio cimitero di Arsita rappresenta una delle pochissime emergenze storico-culturali del paese che può essere compreso solo se si conosce la storia di Arsita.
Nel 1830 finalmente Arsita riacquisisce l’autonomia municipale persa nel 1810 per opera dei Francesi e si rese subito necessario risolvere diverse problematiche. Fra le più urgenti sicuramente si posero la costruzione di un edificio da adibire a sede comunale, la costruzione di un moderno luogo di sepoltura conforme alle nuove norme di sanità pubblica, il restauro della chiesa parrocchiale, la sistemazione delle strade cittadine e delle vie di accesso del paese, unitamente alla costruzione di ponti per l’attraversamento di torrenti circondanti l’abitato.
Gli incarichi furono affidati all’architetto della vicina Penne, Federico Dottorelli che in breve tempo avviò i progetti finalizzati al ripristino dello stato del paese. La realizzazione del Camposanto testimonia la notevole energia con cui il ritrovato Municipio affrontò l’adeguamento alle nuove esigenze della comunità arsitana. Il progetto del camposanto prevedeva la realizzazione di un muro perimetrale alla superficie e la presenza di due cappelle e di un ossario, oltre che della realizzazione di due corpi di fabbrica antistanti l’ingresso. Per la realizzazione dell’opera venne scelto un pianoro bosco a picco sul fiume che ancora oggi appare come un luogo di pace che induce al raccoglimento e alla meditazione. Il cimitero venne abbandonato nel 1950.
